BAMBU’ VS INQUINAMENTO – UN’ALTERNATIVA ECOLOGICA

Sappiamo bene quanto i materiali inquinanti e la loro produzione danneggino in maniera irreparabile l’ambiente.  La soluzione a questo gravissimo problema è sostituire i materiali dannosi con quelli ecologici come il bambù.

Oggi è possibile sostituire tantissimi oggetti in plastica di uso quotidiano come cotton fioc, spazzole per capelli, cannucce, spazzoli da denti, con le relative alternative in bambù: in questo articolo vi spieghiamo perché questa pianta sempreverde dovrebbe sostituire in molti campi la plastica. Viaggiando molto si notano cose che prima spesso sfuggivano. Alcune sono fantastiche, altre purtroppo sono meno piacevoli. L’esempio più classico è trovare una spiaggia potenzialmente bellissima che è però diventata una sorta discarica abusiva o vedere come in molti paesi la gestione dei rifiuti sia oltremodo barbara e come la plastica, sotto ogni forma invada le città, i paesini e anche quelle che dovrebbero essere le riserve naturali. Queste considerazioni ci hanno portato a cercare nel nostro piccolo di limitare ogni tipo di imballaggio superfluo, specialmente in plastica, e a ridurre il più possibile i nostri rifiuti non biodegradabili o non riciclabili.

Mentre la plastica può impiegare fino a 600 anni a decomporsi,  le alternative in bambù invece, sono del tutto riciclabili e compostabili: scegliendo di utilizzarle avrai la certezza che tu e la tua famiglia non stiate contribuendo a creare accumuli di plastica impossibili da smaltire; fatelo a casa e soprattutto quando viaggiate (o vivete) in paesi dove la raccolta differenziata e il riciclaggio dei rifiuti non esiste o lascia a desiderare. Scegliere questi prodotti significa fare un passo avanti verso uno stile di vita più sostenibile: potrà sembrarvi anche solo un piccolissimo miglioramento, ma è comunque un’azione e una scelta importante. Il bambù è una risorsa naturale super ecologica e rinnovabile perché cresce con grande rapidità; inoltre è adattissimo per prodotti da bagno e sanitari perché è naturalmente idrorepellente, non si scheggia e non è un terreno fertile per batteri, germi e funghi.

 

Introduzione alla Pianta di Bambù

Il bambù è una pianta particolarmente sviluppata nell’area orientale, originaria delle zone tropicali e subtropicali. Il bambù (o bamboo) appartiene alla famiglia delle Poaceae (exGraminaceae), ma “rinchiudere” questa pianta in un solo genere è davvero sbagliato in quanto le sue elevatissime capacità adattive hanno reso possibile la coltivazione in moltissimi ambienti differenti con caratteristiche peculiari differenti.

Come si può immaginale, viene coltivato soprattutto tra Cina e Giappone, ma ricche coltivazioni si possono trovare anche in Africa, Oceania e America.
Il bambù è una pianta dal portamento arbustivo, sempreverde, imponente e vigorosa. L’altezza di questa pianta è estremamente variabile, in base alle specie. Le radici del bambù sono rizomatose e capaci di diffondersi molto in profondità. A seconda dalla diffusione, più o meno invasiva, dell’apparato radicale si distinguono alcune specie. Il fusto caratteristico di questa pianta è dotato di internodi cavi e nodi cilindrici dalla quale spuntano le foglie. Le foglie hanno un aspetto lungo, sottile e lanceolato, di un colore verde più o meno intenso a seconda della specie. Il bambù produce anche dei fiori dalla forma simile ad un asparago, tuttavia è raro che fioriscano in caso di piante coltivate. Il legno di bambù è particolarmente apprezzato dall’artigianato grazie alla sua robustezza coniugata con una grande leggerezza e flessibilità. Viene poco usato dalle nostre parti nel settore dell’edilizia, dove l’acciaio e il cemento la fanno da padroni. Molti, però, non sanno che ha delle caratteristiche di durezza molto particolari che le sono valse l’appellativo di “acciaio vegetale”. Inoltre, ha la capacità di sopportare una compressione di peso superiore al doppio rispetto a quella del cemento.

Il bambù è molto flessibile e ben si presta per essere usato per la costruzione di abitazioni con caratteristiche antisismiche. Con questa tipologia di legno si possono realizzare anche delle pavimentazioni in parquet dalle proprietà molto simili a quelle di altri modelli di legno. I suoi intrecci meno spessi, invece, sono ideali per isolare dal punto di vista termico la parte esterna delle abitazioni.

Tanti usi quotidiani

Si dice che il bambù conosca 5000 utilizzi diversi: pasta per fare la carta, stuoie, pannelli per pareti, piastrelle per i pavimenti, strumenti musicali, carburante per motori diesel, tubature per l’acqua ecc. ecc. Negli ultimi anni si sono aggiunte le fibre tessili, oltre a stoviglie belle, resistenti ed ecologiche. Nei Paesi tropicali e subtropicali, dove il bambù è molto diffuso, un importante impiego riguarda le costruzioni: il suo legno, che si sviluppa rapidamente grazie a una crescita quasi a vista d’occhio – per lo meno in alcune specie – permette di risparmiare grandi estensioni di foresta e di erigere edifici robusti, resistenti ai terremoti, al vento forte e perfino all’erosione marina.

 

 

Legno di bambù: caratteristiche e utilizzi in casa

Il legno di bambù è considerato uno tra i tessuti del futuro e viene usato molto per gli interni di casa. Rappresenta una valida alternativa al parquet in vero legno e viene preso sempre più in considerazione dagli addetti ai lavori nel settore dell’edilizia per la realizzazione di pavimentazioni ecosostenibili e con delle qualità estetiche davvero apprezzabili. Come accennavamo prima, il bambù è di per sé un materiale molto robusto e resistente, in grado di conferire uno standard di stabilità molto elevato alle pavimentazioni. Sul piano della resistenza riesce a superare una buona parte dei legni adoperati per la fabbricazione del parquet.

La sua robustezza, inoltre, lo rende resistente all’umidità e ai cambiamenti climatici. Pertanto può essere usato in ambienti della casa dove è più facile entrare in contatto con l’acqua, come bagni, cucine all’avanguardia e negli spazi esterni. Può fungere come pavimentazione per giardini, bordo piscina e cortili, in grado di durare per molto tempo proprio per la sua grande consistenza.  Rispetto alle altre tipologie di legno, inoltre, il bambù è in grado di resistere al fuoco per molto più tempo e le fiamme si sviluppano solo dopo aver raggiunto delle temperature molto alte.

Il bambù in bioedilizia e prezzi di mercato

Il legno di bambù è un materiale molto usato in Oriente per le costruzioni. Le sue prestazioni, sul piano della resistenza, sono nettamente superiori a quelli dei materiali usati tradizionalmente nel nostro paese (calcestruzzo, acciaio, legno, eccetera). È molto indicato nel settore della bioedilizia, i suoi costi non sono eccessivi e vi è una grande disponibilità in natura. Il ciclo di vita della sua pianta è molto rapido, basti pensare che, nel giro di un anno, può raggiungere diversi metri di altezza. Forse, la vera difficoltà derivante dall’utilizzo di questo materiale è data dal fatto di dover ricorrere a delle tecniche costruttive consolidate in oriente ma che al momento nel nostro paese risultano del tutto sconosciute o quasi. Se state però pensando alla realizzazione di un tavolo o di un complemento d’arredo con questo materiale, potreste chiedere un preventivo ad un falegname esperto in lavorazioni con legno di bambù.

Per quanto concerne il prezzo del legno di bambù, bisogna dire che il mercato presenta diverse soluzioni che soddisfano ogni esigenza. Per realizzare un pavimento di bambù in ambienti esterni, si parte da 89€ per mq. Per gli interni di casa, invece, il parquet di bambù ha un costo a partire da 30€ per mq.

Amico dell’ambiente

Il bambù assorbe colossali quantità di anidride carbonica (12 tonnellate per ettaro) e, in confronto alla media delle piante, emette un maggior volume di ossigeno (35% in più) e ha una produzione molto superiore di biomassa (10-30% contro il 2-5%). Inoltre facilita il drenaggio del terreno, che consolida; si diffonde rapidamente su suoli poveri; assorbe i raggi UV attraverso le foglie: un vero campione dell’edilizia sostenibile, del rispetto della natura (non richiede trattamenti chimici) e del recupero ambientale.

Perchè è ecologico?

Ma cosa si intende quando si sente dire che il bamboo è una pianta “ecosostenibile”? In due parole, significa che conosce un ciclo di crescita rapido e spontaneo (appena cinque anni) e non è oggetto di coltivazione né di sfruttamento intensivo, in quanto cresce in modo autonomo, costante e soprattutto abbondante: ogni anno la massa di bamboo cresce di un 10-30% contro il 2-5% degli alberi; questo lo rende una materia prima ampiamente disponibile e benefica per l’ecosistema forestale, in quanto assorbe molta più anidride carbonica di una foresta di legno di pari dimensioni (fino a 40 volte di più!) e al contempo rilascia il 35% in più di ossigeno; inoltre, con la sua rete di radici sotterranee, previene l’erosione e il dilavamento del suolo e ancora, il bosco di bamboo non viene disboscato ma semplicemente sfoltito, in quanto solo i culmi che hanno raggiunto l’età giusta sono pronti per il taglio.

 

Coltivazione del Bambù

Il bambù può essere coltivato sia in piena terra che in vaso, l’importante è garantirgli una buona illuminazione. Essendo di origine tropicale, queste piante prediligono un ambiente caldo e umido. Quando le foglie si seccano e cadono sul terreno non vanno rimosse in quanto proteggono la pianta, gestendo l’evaporazione dell’acqua e, degradandosi, forniscono elementi nutritivi utili alla pianta madre. Il tappeto di foglie mantiene le radici fresche d’estate e calde d’inverno. Proteggere le radici è fondamentale per poter coltivare a lungo il bambù, la parte aerea, infatti, può anche morire, ma se sopravvivono le radici, la pianta può rigenerarsi. Alcune specie di bambù possono essere molto invasive, per questa ragione è bene tenere il bambù separato dalle altre piante coltivate. Riprodurre la pianta di bambù tramite seme è quasi impossibile, bisogna infatti piantare i semi a pochi giorni dalla loro produzione e, anche adottando particolari accorgimenti, è difficile che se ne traggano i risultati sperati. La riproduzione del bambù avviene con l’impollinazione anemofila, ossia col vento. La pianta produce un gran numero di fiori, per avere la certezza che qualche altra possa nascere. Tuttavia la forte fioritura talvolta è causa di un indebolimento fatale. Si consideri comunque che la fioritura non avviene tutti gli anni, ma ad intervalli di 10, 20 o 100 anni.

Per tutto il periodo di primavera ed estate, il bambù richiede abbondanti innaffiature, senza però creare ristagni idrici. Nel caso di coltivazione in vaso, è bene introdurre ciottoli nel sottovaso e nebulizzare la chioma. Ogni anno, o al massimo due, è necessario un rinvaso da effettuarsi tra aprile e maggio. Si richiede un terriccio ben drenato e una collocazione senza avvallamenti. Come concimi si prediligono quelli liquidi, da diluire, contenenti azoto, fosforo e potassio.

La potatura va effettuata quando i germogli hanno terminato la loro crescita e vanno nascendo le nuove foglie. Questo processo va effettuato con pazienza a più riprese. Si consiglia di sterilizzare le cesoie con una fiamma prima del loro utilizzo. In generale si consideri che la pianta cambia il proprio apparato di foglie tra primavera ed inizi dell’estate (e non in autunno!).

Malattie e parassiti del Bambù

La pianta di bambù tende ad indebolirsi e morire con la fioritura. Al tempo stesso il vento può compromettere la salute della pianta, aumentando la traspirazione tramite le foglie. Tutti questi problemi si possono risolvere, proteggendo il terreno(lasciando le foglie cadute oppure ricoprendo le radici con la paglia) e garantendo una periodica concimazione. In generale il bambù non è particolarmente soggetto ad infezioni. Qualora si presentassero sulla pagina inferiore delle foglie delle macchie marroni o bianche, il bambù potrebbe essere infestato da cocciniglia (bruna o cotonosa). Per eliminare questi parassi la pianta va trattata con prodotti specifici, oppure tamponando la zona infetta con battuffoli di alcool, oppure acqua e sapone neutro, risciacquando poi il tutto con cura. Talvolta possono presentarsi ragnetti rossi o piccoli pidocchi, entrambi capaci di compromettere lo stato di salute della pianta, comunque debellabili con prodotti specifici.

Bambù e cibo

Le sue foglie nutrono i panda. I suoi fusti, fatti a pezzi e foderati con foglie di banano, sono ancora impiegati dai nativi malesi per cuocere sui carboni riso al latte di cocco. I polloni, che crescono alla base di alcune specie (soprattutto Bambusa bambosPhyllostachys nigra ed edulis) vengono raccolti dopo circa 30 giorni di sviluppo, quando hanno raggiunto un’altezza di 35 cm circa, ed entrano nella preparazione di molti piatti, dall’India fino all’Estremo Oriente. Dato che contengono acido cianidrico (al pari delle mandorle amare o dei noccioli di pesca e albicocca), subiscono un trattamento prima della cottura. Infatti per avvelenare un uomo sono sufficienti pochi germogli crudi (che sono per altro molto acri) o malcotti. Perciò vengono prima ammollati per un certo periodo, cambiando l’acqua, e successivamente cotti a lungo. Quindi sono fatti a pezzetti e aggiunti alle pietanze. Gli esemplari più piccoli e giovani sono impiegati anche nei curry o nelle conserve sottaceto. È possibile acquistare i germogli, confezionati, nei negozi di alimenti esotici, già cotti oppure trattati ma ancora da cucinare. Ai germogli di bambù vengono riconosciute proprietà digestive, carminative e antisettiche. Per la medicina tradizionale cinese hanno natura fredda e sapore dolce, generano calore e sono aperitivi e digestivi. Secondo la medicina ayurvedica il bambù (chiamato Vamsa Rocha) ha proprietà stimolanti, astringenti, toniche e afrodisiache.