PLASTICA VEGETALE? SI CON CAMIBIO

La plastica rappresenta il materiale di confezionamento dei prodotti cosmetici per eccellenza per la sua versatilità e resistenza, ma come sappiamo deriva dal petrolio e questo ha enormi conseguenze negative sull’ambiente in cui viviamo. Esistono soluzioni per un futuro diverso e più sostenibile? La risposta possiamo trovarla nella bioplastica.

 

CHE COS’E’ LA BIOPLASTICA

La bioplastica è una plastica prodotta con materiale organico e senza utilizzare derivati del petrolio. È del tutto simile alla plastica sintetica tradizionale sia per leggerezza che resistenza. Tuttavia, essendo prodotta da materia organica ( es. frumento, mais, barbabietola dette anche biomasse perchè rinnovabili ad ogni ciclo di raccolta), la bioplastica è biodegradabile al 100%. Può essere riassorbita dagli agenti naturali presenti sulla terra o nell’atmosfera in tempi molto più rapidi e con minore conseguenze sull’ambiente. In genere, si dissolve nell’ambiente in 4-5 anni, a seconda della sua composizione chimica, senza lasciare sostanze residue inquinanti. Quindi, può essere utilizzata per produrre prodotti in plastica di vario tipo ( es. buste, sacchetti della spesa, bicchieri/posate usa e getta, altri prodotti in plastica ) con minore impatto ambientale rispetto alla plastica tradizionale.

La plastica sintetica tradizionale è invece prodotta dal settore petrolchimico, utilizzando come materia prima un sottoprodotto del processo di lavorazione del petrolio greggio. È poco intaccata dagli agenti naturali. Pertanto, quando un rifiuto in plastica sintetica viene disperso nell’ambiente, non è riassorbito dall’ambiente. Può resistere anche per molti anni, danneggiando la capacità di assorbimento naturale dell’ambiente e provocando serie conseguenze alla biosfera e all’ecosistema naturale.

Una busta o una bottiglia di plastica sintetica si conserva quasi intatta nell’ambiente per molti secoli prima di decomporsi, perché resiste agli attacchi dei batteri decompositori presenti in natura. Negli ultimi decenni le correnti marine stanno concentrando i rifiuti in plastica dispersi nel mare in un punto particolare dell’Oceano Pacifico, creando una sorta di “isola della spazzatura”. Ogni anno l’isola diventa sempre più grande. I rifiuti in plastica sono anche un pericolo per gli esseri viventi. Quando si frammenta in micro parti, la plastica entra nella catena alimentare dei pesci fino a raggiungere l’alimentazione umana.

 

IL CICLO DELLA CO2

in presenza di fonti non rinnovabili, derivate quindi da petrolio e carbonio, la Co2 fissata al suolo (che non dovrebbe quindi più essere in circolo) viene riportata nell’atmosfera. Questo significa che il bilancio di questo processo è “positivo” (ma totalmente negativo per il nostro ambiente), nel senso che nell’atmosfera viene liberata un’enorme quantità di Co2 e di altre sostanze inquinanti che invece non avrebbero dovuto esserci.

Questa Co2 contribuisce all’effetto serra e all’aumento del riscaldamento globale.

Mentre in presenza di fonti rinnovabili, derivate quindi da materiale vegetale, la pianta assorbe Co2 e non la rilascia in circolo nell’atmosfera, in questo caso il processo ha quindi il vantaggio di non produrre sostanze nocive nell’ambiente o capaci di alterare il clima.

 

 

PRO E CONTRO DELLA BIOPLASTICA

I principali vantaggi della bioplastica sono i seguenti:

1.Minore impatto ambientale: Al termine del ciclo di vita del prodotto, un rifiuto in bioplastica viene biodegradato più rapidamente dagli agenti atmosferici o naturali. L’ambiente lo riassorbe facilmente, riducendo al minimo l’inquinamento e le conseguenze sull’ecosistema. A seconda della sua composizione chimica, un prodotto in bioplastica è riassorbito in periodo di tempo stimato intorno ai 4-5 anni.

2.Riciclaggio: I prodotti in bioplastica sono più facilmente riciclabili. Viceversa, la plastica tradizionale non può essere riciclata perché costi sarebbero proibitivi.

3.Risorsa rinnovabile: La bioplastica è prodotta a partire da risorse rinnovabili, la materia organica vegetale. Quindi, non ha problemi di esaurimento dello stock della materia prima. Pertanto, il costo della bioplastica dovrebbe scendere nel tempo grazie alle economie di scala. Viceversa. la plastica sintetica deriva dal petrolio ed è legata allo sfruttamento delle risorse fossili esauribili. Quindi, il costo della plastica sintetica dovrebbe crescere con l’esaurimento delle riserve di petrolio nel corso del XXI secolo.

4.Stimolo per le attività agricole: l’uso della materia organica per la produzione della bioplastica è uno stimolo per la redditività delle attività agroforestali. Dovrebbe ridurre il fenomeno dell’abbandono delle terre e la spinta all’urbanizzazione delle aree rurali.

 

Dal punto di vista degli handicap, i principali svantaggi della bioplastica sono i seguenti:

 

1.Costo di produzione più alto: gli attuali costi tecnologici di produzione della bioplastica sono decisamente più alti rispetto alla plastica sintetica. L’industria della bioplastica è un settore nascente e ha costi fissi unitari più elevati. Essendo un settore nascente, secondo ecoage la bioplastica per decollare necessita di un sostegno pubblico o di un intervento pubblico di protezione dalla concorrenza della plastica sintetica.

2.Deforestazione: l’approvvigionamento delle materie organiche tramite il libero mercato internazionale potrebbe peggiorare la deforestazione globale e può incidere indirettamente sul prezzo dei prodotti agroalimentari. È lo stesso problema analizzato su ecoage.it per quanto riguarda le biomasse e i biocarburanti. Per risolvere questo problema, l’origine e le caratteristiche delle materie organiche dovrebbero essere regolamentate per ridurre al minimo le conseguenze ambientali ed economiche.

3.Inquinamento da trasporto: le materie prime organiche per produrre bioplastica dovrebbero trovarsi nelle immediate vicinanze dell’industria ( approvvigionamento locale ). Il trasporto delle biomasse è soggetto a costi di trasporto maggiori perché la materia prima è più voluminosa ed è soggetta al deterioramento. Nel computo dell’impatto ambientale della bioplastica va considerato anche l’inquinamento prodotto dai mezzi di trasporto per portare la materia prima organica alle industrie di produzione dei bioprodotti.

 

PERCHE’ LA PLASTICA SINTETICA COSTA MENO

 

Il costo della plastica sintetica è molto più basso perché il settore petrolchimico gode di economie di scala ed economie di accorpamento consolidate nel tempo. Inoltre, spesso i costi sociali della plastica sintetica sono scaricati sull’intera collettività. Ecco alcuni esempi pratici di costo sociale:

– il danno ambientale causato dai rifiuti in plastica
– il costo di stoccaggio dei rifiuti nelle discariche per lunghi periodi di tempi
– l’inquinamento atmosferico causato dall’incenerimento del rifiuto in plastica negli inceneritori

Inoltre sia le discariche che i termovalorizzatori causano anche altri costi economici esterni da compensare, come il disagio o le proteste delle comunità di cittadini che vivono nelle vicinanze. I danni alle attività turistiche, i costi di bonifica del terreno, ecc. Queste diseconomie esterne sono spesso a carico della società e sono sostenute dallo Stato tramite le entrate fiscali e l’indebitamento pubblico. Se i costi sociali dell’inquinamento ambientale fossero computati come un costo economico privato delle industrie che li producono, la differenza di competitività nei costi tra bioplastica e plastica sintetica sarebbe minore.

LA SCELTA DI CAMIBIO

CAMIBIO è da sempre attenta all’ambiente coi prodotti e col “contorno”.

Utilizziamo bioplastica proveniente da fonti rinnovabili perchè è una scelta che ha un grande valore etico e di consapevolezza verso i gravi problemi del nostro ambiente.

Nessuno di noi dovrebbe esimersi da questa scelta, preferendo la bioplastica si afferma infatti il riconoscimento del valore e delle implicazioni positive dell’utilizzo di questo materiale rispetto a quello della plastica tradizionale.

È necessario quindi investire risorse ed energie per adeguare le conoscenze generali ai progressi della tecnologia, perchè solo in questo modo è auspicabile e possibile un cambiamento per un futuro più sostenibile ed ecologico, da cui tutti potremmo trarre grande vantaggio.

 

 

Fonti: La Saponaria – Ecoage